Aprii. Erano le 3 del mattino e fuori era buio…l’aria era strana…come se tutto si fosse fermato…
“Si, sono pronta.”, risposi. Presi le mie valigie, lo zaino, la custodia dell’abito da sposa e diedi un’ultima occhiata alla mia casa.
Quanto era bella la mia casa…io e Federica ci avevamo lavorato sodo per renderla esattamente come la volevo, e ora era li’, con tutte le cose nel posto che io avevo scelto per loro, e io provai una morsa tremenda allo stomaco…
Scesi le scale, salutai mio padre, caricai le valigie in macchina e partimmo. Ci aspettavano due ore di viaggio per arrivare in aeroporto.
Lungo il tragitto nessuno di noi parlo’ molto. Era un momento triste per tutti. Avvertivo l’importanza della scelta che avevo fatto…ed era come se un macigno mi fosse calato sulle spalle e sul cuore. Trattenevo a stento le lacrime.
Arrivati all’aeroporto, scendemmo tutti dalla macchina: I miei genitori volevano passare fino all’ultimo momento disponibile con me.
Mi accodai al gruppo gia’ numeroso che faceva la fila per il check-in. Papa’ accanto a me, mamma un pochino distante.
Svolte tutte le pratiche arrivo’ il momento di dirci “Arrivederci”. Stavo andando dall’altra parte del mondo, alle Hawaii, a raggiungere l’uomo che amavo, e nonostante la felicita’ per questo, non potevo fare a meno di soffrire terribilmente.
Tutti e tre piangemmo quando ci abbracciammo forte, dicendoci che tutto sarebbe andato bene…cercavamo di farci forza l’un l’altro, ma la sofferenza era davvero tremenda…
Chissa’ quando ci saremmo rivisti…
Alla fine ci separammo, e io mi avviai verso il mio futuro.
Avrei dovuto incontrare Angela a Parigi, e da li’ avremmo proseguito insieme: Daniel e suo marito, entrambi americani, si conoscevano perche’ avevano lavorato insieme in Italia, e visto che il viaggio sarebbe stato lunghissimo, avevamo deciso di farlo insieme.
Tutto sembro’ volare tra le lacrime..il tempo non ha mai avuto un valore cosi’ effimero…e mi ritrovai sul volo diretto a Parigi, il mio bellissimo abito da sposa accuratamente riposte nella cappelliera…e io mi sentivo come una di quelle spose per procura di tanti anni fa…quelle che emigravano dalla loro terra per raggiungere gli uomini che le avevano scelte. Avevo le stesse speranze e gli stessi sogni, anche se mi sentivo come se mi avessero strappato via un pezzo di cuore…
Arrivata a Parigi trovai quasi subito Angela. Lei tornava alle Hawaii dopo un mese passato con la sua famiglia in Italia, e fortunatamente aveva tante cose da raccontarmi su come funzionavano le cose laggiu’. Mi racconto’ di come tutto era diverso, di come si sente la lontananza dall’Italia in un modo terribile, di come erano lunghe le giornate passate in casa ad aspettare il marito che tornava dal lavoro, della necessita’ di trovarci un lavoro al piu’ presto possibile, per avere qualcosa da fare e non cadere nella morsa della depressione. Io la ascoltavo intontita, tutto mi raggiungeva come ovattato…pensavo solo al mio abito da sposa nella cappelliera e ai miei che piangevano all’aeroporto. Immaginavo come fosse stato triste il viaggio e il rientro a casa.
Fortunatamente la compagnia aerea che avevamo scelto aveva i mini-televisori dietro ogni poggiatesta, cosi’ presto inziammo a vedere qualche film…Mangiammo e riuscimmo anche a dormire un po’.
Mi sentivo stanca e spaventata..man mano che le ore passavano, la paura cresceva. Cosa mi aspettava dall’altra parte dell’oceano? Con cosa avrei dovuto fare i conti?
Dopo dieci ore e mezzo di volo arrivammo finalmente a Seattle, ma il viaggio non era ancora finito anzi, iniziava la parte piu’ dura, fisicamente parlando, perche’ ero in viaggio da quasi 20 ore, la stanchezza iniziava a farsi sentire, e non saremmo arrivate a destinazione prima di altre almeno 11 ore!
A Seattle pioveva, e a nessuna di noi due venne in mente di uscire dall’aeroporto e usare le 5 ore di attesa che ci aspettavano prima del volo per Honolulu per andare a dare un’occhiata fuori. Fortunatamente la fila per il controllo passaporto e il visto d’ingresso era lunga, e richiese un’oretta, dopodiche’ passeggiammo un po’ all’interno dell’aeroporto, e infine ci sedemmo ad aspettare. Angela si addormento’. Faceva freddo nonostante il riscaldamento acceso all’interno dell’aeroporto. Io continuavo a guardare le nostre valigie, sistemate su un carrello, con la mia preziosa custodia sistemata sopra. Avevo la testa in subbuglio, non sapevo cosa pensare. Cercavo di non pensare a nulla, ma era difficile…pensavo ai miei genitori, mia sorella, i miei nipoti (di cui una ancora nella pancia della mamma), ai miei amici, alla mia casa, al mio futuro marito…
E nel marasma di sensazioni e di pensieri che mi avvolgeva, arrivo’ anche il momento di prendere l’ultimo aereo, quello per Honolulu.
L’aereo era bruttissimo e pieno di gente dall’aria vacanziera. A bordo ci servirono un Mai-Tai e dovemmo solo aspettare che arrivasse a destinazione.
Ormai non vedevo l’ora! Ero distrutta, avevo voglia di fumarmi una sigaretta…anzi, avevo voglia di tornare a casa, sedermi sul mio divano, e fumarmi una sigaretta…con mamma che veniva a bussare dicendo: “Stai sempre a fuma’!”…
Per fortuna il Mai-Tai (il peggiore avessi mai bevuto!) era abbastanza forte, e mi diede quell senso di stordimento per cui riuscii, se non a dormire, almeno a rilassarmi un po’. Angela sembrava non si fosse mai svegliata…e io quasi la invidiavo!!!!!! :)
Entrai in camera desiderando solo di poter fare una doccia, mettermi un pigiama e buttarmi sul letto...su quel letto dove Daniel aveva posato un orsacchiotto bellissimo che aspettava solo me.....
